Due opere di questo straordinario autore costituiscono, a pieno titolo, un passo fondamentale della letteratura moderna “La fattoria degli animali” e “1984”.
Nella prima Orwell volge lo sguardo all’interno del potere, osserva con lucidità la violenza insita in ogni sistema politico al cui vertice non sta il politico morale come lo immagina Kant, un’entità fisica il cui interesse è il bene della comunità, ma all’opposto un dominio assoluto delle masse ottenuto con un inganno ideologico che promette felicità, ma che nei fatti elimina ogni libertà.
In 1984 George Orwell racconta un ipotetico mondo futuro, ambientato nella Londra del 1984 (il libro è stato scritto nel 1948, 36 anni prima), controllato da un governo fortemente totalitario. Nel romanzo la società è dominata dal Grande Fratello, un misterioso personaggio che nessuno ha mai incontrato di persona e che tiene costantemente sotto controllo la vita dei cittadini, mediante l’uso di speciali teleschermi “si poteva bensì abbassare ma non mai abbassare del tutto…nulla si possedeva di proprio se non pochi centimetri cubi dentro il cranio. Il Grande Fratello è infallibile ed onnipotente. Ogni successo, ogni risultato positivo, ogni vittoria, ogni conoscenza scientifica… si pensa provengano dalla sua guida e dalla sua ispirazione. Nessuno lo ha mai visto anche se egli è un volto sui manifesti, la voce dal teleschermo. Si può essere certi che non morirà mai, ed esiste un notevole margine d’incertezza per stabilire la sua data di nascita. Il Grande Fratello è la forma con la quale il Partito ha deliberato di presentarsi al mondo”.
In quel mondo, dove l’autore incarna la voce narrante, nel quale la libertà è stata del tutto abolita, il protagonista del romanzo, Winston Smith, decide di ribellarsi e inizia a scrivere un diario: già questo è un gesto molto pericoloso, che, se scoperto, può portare all’arresto, alla tortura e alla soppressione. L’intero mondo, diviso in tre grandi continenti vive, da come s’intuisce, lo stesso modello governativo totalitario e verosimili guerre perenni caratterizzate da alleanze geografiche variabili, giustificano i pesanti sacrifici a cui le popolazioni sono sottoposte a tutto vantaggio di ristrette oligarchie politiche dominanti.
La storia finisce male per Winston che rischia di perdere la propria dimensione umana, ma anche se il sistema appare vincente per via del suo straordinario ed incontro0llato potere, un filo di speranza di libertà di pensiero resiste nell’animo del protagonista.
Queste due opere ormai datate, sembrano avere oggi un’attualità sconcertante per due aspetti: le potenti tecnologie nelle mani dei governi ed un clima di paura crescente nei popoli per diversi e complessi motivi fra i quali non ultimi la povertà e la salute prodotte prevalentemente da una veloce incontrollata globalizzazione.
Pur tuttavia, forse, quel piccolo residuo di desiderio di libertà rimasto in Winston nonostante i maltrattamenti subiti potrebbe essere il germe di una rinascita umanistica per via di un vecchio ed eterno principio di fisica: l’entropia di sistema, ovvero il disordine naturalmente crescente di ogni questione umana.
Boltzmann ebbe il merito di allargare il concetto di entropia dal calore alla statistica prendendo in considerazione la misura del numero di configurazioni possibili di un sistema, da cui deriva la maggiore o minore probabilità che una trasformazione si concluda con un certo esito piuttosto che con un altro. Le sequenze disordinate sono, infatti, molto più probabili di quelle ordinate. Immaginiamo, per esempio, di aprire un mazzo di carte nuove, ordinate in base al colore: prima 26 carte rosse e poi 26 carte nere. Se ora mescolo le carte, è estremamente difficile che mi ritrovi alla fine con la medesima separazione iniziale dei colori. La ragione è semplice: il numero di sequenze in cui le carte rosse appaiono mischiate con le carte nere in un mazzo di 52 carte è enormemente più elevato del numero di sequenze in cui compaiono prima 26 carte rosse e poi 26 carte nere. È una questione di pura probabilità.
In conclusione, la storia insegna che nessun sistema è immune da processi entropici, cioè dal naturale e progressivo aumento del disordine e la sua vita non potrà salvarsi da un andamento gaussiano che ha un inizio crescente al quale segue un inesorabile decadimento più o meno rapido. Insomma, si può dire, a mio avviso che, per ragioni fisico-statistiche, l’entropia di un sistema è e sarà sempre “la musa del libero pensiero” e delle sue naturali conseguenze.